Dott. Riccardo Di Raimondo
Impianti dentali nei pazienti parodontali: rischi, indicazioni e condizioni per un successo duraturo

Curiosità

Impianti dentali nei pazienti parodontali: rischi, indicazioni e condizioni per un successo duraturo

Curiosità |  4/marzo/2026 |  Letto 518 volte

Negli ultimi anni sempre più pazienti che hanno perso uno o più denti a causa della parodontite chiedono se sia possibile sostituirli con impianti dentali. È una domanda legittima e comprensibile, ma anche complessa.

Esiste infatti un dubbio diffuso: se la parodontite ha causato la perdita dei denti naturali, un impianto potrà davvero durare nel tempo?
Oppure il rischio di complicanze sarà troppo elevato? La risposta, come spesso accade in medicina, non è né un sì assoluto né un no categorico. Gli impianti dentali nei pazienti parodontali possono rappresentare una soluzione efficace e stabile, ma solo a precise condizioni.

È proprio su queste condizioni che si fonda l’implantologia moderna quando si confronta con la parodontologia: una disciplina che non si limita a sostituire denti mancanti, ma che valuta la salute dei tessuti nel loro complesso e nel lungo periodo.

Parodontite e perdita dei denti: un legame che non può essere ignorato

La parodontite è una malattia infiammatoria cronica che colpisce i tessuti di supporto del dente, determinando progressiva perdita di osso e legamento parodontale. Se non trattata in modo adeguato, può condurre alla mobilità e infine alla perdita dell’elemento dentario.

La letteratura scientifica internazionale è concorde nel riconoscere che i pazienti con storia di parodontite presentano un rischio biologico aumentato rispetto alla popolazione generale. Questo rischio non scompare automaticamente con l’estrazione del dente compromesso.

L’impianto non è immune ai processi infiammatori. Intorno a esso possono svilupparsi condizioni analoghe, come la mucosite peri-implantare e la peri-implantite, che condividono con la parodontite alcuni meccanismi patogenetici. Per questo motivo, quando si pianifica un impianto in un paziente parodontale, non si può prescindere da una valutazione globale del rischio.

Cosa dice la letteratura scientifica

Numerosi studi longitudinali hanno dimostrato che i pazienti con storia pregressa di parodontite possono avere elevati tassi di sopravvivenza implantare, ma presentano un’incidenza maggiore di complicanze biologiche nel lungo termine rispetto ai pazienti mai affetti da malattia parodontale.

Il concetto chiave emerso negli anni non è che l’impianto sia controindicato nei pazienti parodontali, ma che il successo dipende da:

  • controllo dell’infiammazione
  • stabilizzazione della malattia
  • adeguato mantenimento nel tempo
  • collaborazione del paziente

La scienza ci dice quindi che l’impianto è possibile, ma richiede una gestione più attenta e strutturata.

Il ruolo delle linee guida e l’importanza della stabilizzazione

Le più aggiornate linee guida, incluse quelle promosse dalla Società Italiana di Parodontologia (SIdP), sottolineano un principio fondamentale: prima di pianificare una terapia implantare in un paziente parodontale, è indispensabile ottenere la stabilizzazione della malattia parodontale.

Stabilizzazione significa:

  • assenza di infiammazione attiva
  • riduzione delle tasche parodontali
  • controllo della placca batterica
  • adesione del paziente a un programma di mantenimento

Non si tratta di un passaggio formale, ma di una condizione clinica essenziale. Inserire un impianto in un ambiente infiammato espone a un rischio significativamente maggiore di complicanze.

L’impianto non cura la parodontite

Uno degli equivoci più frequenti è pensare che, rimuovendo il dente compromesso e sostituendolo con un impianto, il problema venga automaticamente risolto. In realtà l’impianto non elimina la suscettibilità individuale del paziente alla malattia parodontale. Se il terreno biologico rimane sfavorevole, il rischio di sviluppare peri-implantite aumenta.

La terapia implantare, quindi, non deve essere vista come alternativa alla terapia parodontale, ma come fase successiva di un percorso che parte dal controllo della malattia.

 

Quando l’impianto è indicato nel paziente parodontale

L’implantologia nei pazienti con storia di parodontite può essere indicata quando:

  • la malattia è stata trattata e stabilizzata
  • il paziente è inserito in un programma di mantenimento regolare
  • l’igiene orale domiciliare è adeguata
  • i fattori di rischio sistemici (come il fumo o il diabete non controllato) sono sotto controllo
  • esiste una reale indicazione funzionale o riabilitativa

Ogni caso richiede una valutazione personalizzata, che tenga conto della storia clinica, della quantità e qualità di osso residuo e delle aspettative del paziente.

 

Il rischio di peri-implantite: un aspetto da conoscere e prevenire

Nei pazienti parodontali il rischio di peri-implantite è statisticamente superiore rispetto ai soggetti mai affetti da parodontite. Questo dato, riportato in numerosi studi scientifici, non deve generare allarmismo ma consapevolezza. La prevenzione della peri-implantite si basa su:

  • selezione corretta del caso
  • progettazione protesica che faciliti l’igiene
  • controlli periodici ravvicinati
  • sedute di mantenimento professionale: rappresenta il vero pilastro del successo a lungo termine

 

Le fasi del percorso terapeutico

Il trattamento segue una sequenza ben definita che non può essere improvvisata.
Si parte sempre da una diagnosi approfondita, con un’attenta valutazione clinica, radiografica e la corretta classificazione della parodontite, perché solo comprendendo il quadro iniziale è possibile impostare una terapia efficace.
A questa fase segue la terapia causale, finalizzata al controllo dell’infiammazione e alla riduzione della carica batterica, elemento imprescindibile per creare condizioni biologiche favorevoli.
Dopo questa prima fase si procede con una rivalutazione clinica, indispensabile per verificare la stabilizzazione dei tessuti e decidere con consapevolezza i passaggi successivi.
Solo a questo punto si può pianificare l’intervento implantare in modo personalizzato, tenendo conto del rischio individuale e delle caratteristiche anatomiche e funzionali del caso.
L’inserimento dell’impianto deve avvenire in un ambiente biologicamente sano, seguito da una riabilitazione protesica progettata con attenzione per facilitare l’igiene domiciliare e ridurre il rischio di complicanze. Il percorso si conclude con l’inserimento del paziente in un programma di mantenimento individualizzato, che rappresenta la vera garanzia di stabilità nel tempo.
Ogni fase, infatti, non è isolata ma strettamente collegata alle altre e contribuisce in modo determinante al risultato finale.

 

Esperienza clinica e approccio integrato

La gestione degli impianti nei pazienti parodontali richiede una visione integrata tra parodontologia e implantologia. Non si tratta di due discipline separate, ma di competenze che devono dialogare tra loro.

La valutazione del rischio, la scelta del timing chirurgico, la gestione dei tessuti molli e la progettazione protesica influenzano in modo determinante la prognosi. È proprio questa integrazione a fare la differenza nel lungo periodo.

 

Successo duraturo: cosa significa davvero

Quando parliamo di successo implantare non dobbiamo limitarci alla sopravvivenza dell’impianto. Un impianto può rimanere in bocca per anni, ma presentare infiammazione cronica o perdita ossea progressiva.

Il vero successo, soprattutto nei pazienti parodontali, significa:

  • assenza di infiammazione
  • stabilità ossea nel tempo
  • facilità di igiene
  • comfort funzionale
  • armonia estetica

È un concetto dinamico, che richiede controlli costanti e collaborazione reciproca.

 

Gli impianti dentali nei pazienti parodontali non sono una controindicazione assoluta, ma neppure una soluzione automatica. La letteratura scientifica e le più aggiornate raccomandazioni cliniche indicano chiaramente che il successo dipende dalla stabilizzazione della malattia, dal controllo dei fattori di rischio e da un programma di mantenimento rigoroso. Con le corrette indicazioni e un approccio strutturato, è possibile ottenere risultati stabili e duraturi anche in pazienti con storia pregressa di parodontite.

 

Un approccio consapevole e personalizzato

Sono Riccardo Di Raimondo, specialista in parodontologia e implantologia, e nella mia pratica clinica quotidiana affronto spesso casi di pazienti che hanno perso denti a causa della parodontite e desiderano una riabilitazione implantare.

Credo fermamente che l’impianto rappresenti una straordinaria opportunità terapeutica, ma solo quando inserito in un percorso biologicamente corretto, preceduto dalla stabilizzazione parodontale e seguito da un mantenimento costante.

Ogni piano di trattamento viene valutato in modo personalizzato, integrando conoscenza scientifica, linee guida aggiornate ed esperienza clinica, con l’obiettivo di garantire non solo la sostituzione di un dente mancante, ma la salute dei tessuti nel lungo periodo.

La stabilità nel tempo non è un caso: è il risultato di scelte corrette, diagnosi accurata e collaborazione tra medico e paziente.

Riccardo Di Raimondo
Specialista in Parodontologia e Implantologia

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